Attesa: una lettura Psicoanalitica della Gravidanza

di Isabella Cipriani pubblicato il 9.04.2020 nel Gruppo Facebook Il Salotto delle Mamme

Il tempo dell’attesa è un tempo innanzitutto di rappresentazione: nel mondo interno dei futuri genitori iniziano ad animarsi paure, desideri, aspettative che si traducono in immagini, appunto rappresentazioni, sul come sarà il bambino che si sta aspettando e come si tradurrà concretamente il proprio essere mamma o papà.

La polifonia delle fantasie che la gravidanza accende la rende una gestazione quasi “onirica”, paragonabile quindi al sogno che, come la Psicoanalisi ci insegna, rappresenta proprio uno dei primi stadi attraverso cui le esperienze emozionali assumono una forma.

L’attesa apre un percorso delicato di ridefinizione della propria identità che assume una maggiore complessità: non solo si è uomo, donna, compagno, compagna, ma si sta diventando una madre e un padre, a partire dall’essere, prima di tutto, figli.

La gravidanza è quindi una transizione che coinvolge la coppia in un confronto e rielaborazione delle proprie esperienze emotive vissute nelle relazioni primarie: Cosa ho ricevuto? Cosa mi è stato lasciato? Cosa mi è mancato? Cosa desidero offrire? Cosa ho paura di diventare? Cosa vorrei evitare?

Ripensare il proprio passato di figlio è un processo elaborativo che preserva dal rischio di perdere la centralità necessaria del bambino che sta per nascere, nel tentativo ripartivo delle proprie esperienze irrisolte, proiettando e confondendo i propri bisogni con i bisogni del piccolo.

Inoltre il confronto con un Ideale genitoriale cucito sulla propria esperienza, può generare un senso di frustrazione nel non sentirsi mai sufficientemente all’altezza del compito, nel miraggio di una perfezione irraggiungibile.

Il difficile processo evolutivo che i genitori sono chiamati a sostenere e a gestire è proprio questa molteplicità di piani temporali, passato e presente, e di ruoli, uomo, donna, compagno, compagna, figlio, figlia, padre, madre, al fine di assicurare uno spazio mentale dedicato ad accogliere la libertà e la singolarità della vita che sta per venire al mondo.

È necessario ricavare un tempo di “gestazione psichica”, che accompagna la “gestazione biologica”, nella creazione di questo spazio come una sorta di grembo psichico condiviso, un involucro contenitivo e trasformativo, in cui accogliere e riconoscere il bambino come il frutto creativo di una coppia: un soggetto in divenire “altro da sé”, unico e singolare nell’espressione dei suoi bisogni verso i quali sarà importante mantenersi in ascolto.