Sintomi Depressivi e Adolescenza: discrepanze culturali nei giovani immigrati e benefici dei sintomi

di Margherita Capotondo

L’adolescenza rappresenta una fase molto delicata dell’esistenza umana, in quanto ci si trova ad affrontare le sfide della vita in un’ottica diversa, si cerca la propria identità e nel farlo ci si scontra con le certezze dell’infanzia. In questa età di mutamenti fisici e psicologici, le figure genitoriali svolgono ancora un ruolo fondamentale, accompagnando i ragazzi e sostenendoli nei momenti più critici, anche se spesso le differenze generazionali provocano ulteriori turbamenti all’interno delle famiglie.

Come affrontano l’adolescenza quei ragazzi delle famose “seconde generazioni”, che oltre a discrepanze generazionali si trovano di fronte famiglie che parlano lingue diverse e non concepiscono la cultura del paese in cui vivono?

Queste tematiche sono state affrontate da ricercatori dell’università del Texas, i quali hanno studiato i sintomi depressivi nelle famiglie di immigrati Cinesi negli Stati Uniti. Lo studio aveva come scopo quello di testare l’ipotesi di Portes e Rumbaut’s (1996) secondo cui una dissonanza generazionale può indicare un contesto familiare che aumenta il rischio di sintomi depressivi. Il team di ricerca, lavorando con diadi composte da madre-adolescente e padre-adolescente, tutti appartenenti alla comunità cinese, ha posto tre diverse ipotesi:

1) un contesto familiare dissonante, nel quale è presente un’alta discrepanza nei livelli di acculturamento tra genitore e figlio, è correlata con sintomi depressivi in adolescenza;

2) alte discrepanze negli orientamenti Cinese e Americano sono associate a relazioni genitore-figlio più povere, come stimato dall’educazione affettiva (es. il calore dei genitori), comportamentale (es.il controllo), comunicativa (es. il ragionamento induttivo);

3) pratiche educazionali non supportive si risolvono in sintomi depressivi.

Le misure prese in considerazione sono state: acculturazione, educazione, sintomi depressivi adolescenziali, discriminazione, lunghezza della permanenza in America dei genitori.

I risultati dei questionari somministrati ai ragazzi hanno evidenziato che quando genitori e figli differiscono molto negli stili culturali, la qualità della relazione della diade è più bassa, inoltre aumenta l’ansia sociale e diminuisce l’autostima. Le famiglie cinesi hanno un senso di appartenenza alla comunità di provenienza molto accentuato e non è difficile pensare a quanto sia problematico per un adolescente crescere strettamente a contatto con valori occidentali ma all’interno di una famiglia profondamente legata alle proprie origini orientali. Lo studio riguarda espressamente giovani, figli di immigrati cinesi, ma sarebbe interessante analizzare anche il punto di vista dei genitori, i quali spesso sembrano essere molto più colpiti dal malessere derivante l’incomprensione dei valori culturali dei paesi ospitanti.

Quotidianamente, infatti, assistiamo a episodi di cronaca i cui protagonisti sono le diadi genitori-figli, soprattutto padri-figlie; questo ci porta a considerare come le giovani donne siano ancora più sottoposte a situazioni di disagio e sintomi depressivi rispetto ai giovani uomini.

Uno studio di Cespades e Huey (University of Southern California (2003)) ha investigato il legame esistente tra discrepanza culturale (la disparità percepita di acculturazione e di ruolo di genere tra genitori e figli) e depressione tra i figli degli immigrati latino -americani a Los Angeles. Le misure prese in considerazione sono state: acculturazione, opinioni circa il ruolo di genere, discrepanze culturali, funzionamento familiare e depressione.

Le ragazze hanno mostrato chiaramente differenze significative rispetto ai ragazzi, percependo se stesse più lontane dalla cultura della famiglia di origine ed esprimendo livelli più elevati di depressione. Alcune adolescenti hanno affermato che le aspettative circa il tradizionale ruolo di genere possano essere particolarmente deleterie per le giovani donne “latine”, poiché le ragazze acculturate sempre più spesso affrontano le restrizioni e le ideologie di ruolo che riducono la loro autonomia, infatti, è emerso che solo per le donne le disfunzioni familiari tendono ad aumentare la discrepanza riguardo al ruolo di genere.

Finora abbiamo parlato di sintomi depressivi esclusivamente in chiave negativa ma uno studio di Wrosch e Miller (2009) ha mostrato come i tipici sintomi della depressione possano apportare anche dei benefici agli adolescenti. Da quanto emerge dagli studi della psicologia evoluzionista, infatti, la sintomatologia depressiva, in forma lieve, può essere d’aiuto nel momento in cui ci si trova in una situazione di pericolo. Tali sintomi possono favorire il “disangagement”, cioè il disinvestimento da obiettivi non raggiungibili in modo da utilizzare le proprie risorse per attività più utili e più facilmente raggiungibili. Gli autori hanno compiuto un’indagine longitudinale di 19 mesi su 122 ragazze di Vancouver, alle quali veniva somministrato un questionario: il Goal Adjustment Scale (Wrosch, C e Miller, E., 2003) che misura le capacità di distogliersi da un obiettivo irraggiungibile e quella di concentrarsi su di un attività più significativa. Le ipotesi dello studio erano:

1) un alto livello base di sintomatologia depressiva contribuisce a un miglioramento nelle capacità di regolazione degli obiettivi nel tempo;

2) questo miglioramento è associato alla riduzione dei livelli dei sintomi depressivi a distanza di 19 mesi.

I dati ottenuti hanno evidenziato che i sintomi depressivi possono contribuire allo sviluppo delle capacità di regolazione degli obiettivi in adolescenza, hanno dunque una valenza adattiva, soprattutto per lo sviluppo delle capacità di autoregolamentazione.

Inoltre questo incremento nelle capacità di disinvenstire tempo e risorse da obiettivi irraggiungibili, risulta essere associato al declino dei sintomi depressivi.

Il cambiamento in positivo si nota soltanto in quelle adolescenti che inizialmente presentavano una “baseline” elevata nei punteggi nella Beck Depression Inventory, il test che misura la sintomatologia depressiva.

Quello che vogliamo sottolineare, a partire da questi lavori, è che l’adolescenza è un’età molto particolare, soprattutto per quei ragazzi che devono quotidianamente confrontarsi con dei genitori che hanno alle spalle una cultura diversa dalla propria, dunque per loro è anche più difficile contare sul loro supporto e sulla possibilità di essere accompagnati lungo un percorso di tipo psicologico. Questo, soprattutto negli ultimi anni, è diventato evidente anche nel nostro Paese. Inoltre è importante lavorare sulla sintomatologia, già nelle fasi iniziali, quando, in alcuni casi, possiamo sfruttare i sintomi e renderli delle risorse per l’adolescente. In ogni caso la prevenzione e la l’intervento precoce possono fare la differenza, accompagnando l’adolescente lungo il cammino che lo conduce all’età adulta sviluppando le sue capacità di rispondere in maniera adattiva ai cambiamenti personali ed ambientali, e prevenendo la comparsa di sintomatologie acute. Molti dei disturbi psicologici, infatti, emergono proprio durante l’adolescenza e, se non trattati, tendono a cronicizzarsi in età adulta.

Bibliografia:

Kim, S., et al. (2009). Parent-Child Acculturation, and Adolescent Depressive Symptoms in Chinese Immigrant Families. Journal of Family Psychology © 2009 American Psychological Association 2009, Vol. 23, No. 3, 426–437 0893-3200

Cespedes, Y., Huey, J. (2008). Depression in Latino Adolescents: A Cultural Discrepancy Perspective. Cultural Diversity and Ethnic Minority Psychology Copyright 2008 by the American Psychological Association 2008, Vol. 14, No. 2, 168–172

Portes A, Rumbaut RG. (1996) Immigrant America: A portrait. 2nd ed. University of California Press; Berkeley: 1996.

Wrosch, C. , Miller, E. (2009). Depressive Symptoms Can Be Useful: Self-Regulatory and Emotional Benefits of Dysphoric Mood in Adolescence. Journal of Personality and Social Psychology, 2009, Vol. 96, No. 6, 1181–1190