Recensione di “Il cigno nero”

 

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“Il cigno nero”

Diretto da Darren Aronofsky con Natalie Portman, Vincent Cassel, Winona Ryder.

2010

Nina è una giovane ballerina classica, membro di una compagnia di ballo di New York. E’ estremamente perfezionista, magrissima e bellissima, una ragazza dolce e candida, una figlia perfetta.
Per interpretare il ruolo da protagonista nel balletto “Il lago dei cigni”, occasione della sua vita, deve scavare in profondità nel suo lato oscuro. La difficoltà sta nel tirar fuori la sua parte malvagia, seducente, cattiva, una parte di sé che non riesce a riconoscere, non può riconoscere.
E’ figlia unica di una donna che ha dovuto lasciare la danza a 28 anni, perché era rimasta incinta di lei. Ben presto si capisce che le due hanno un rapporto fortemente dipendente e invischiato, da cui Nina si sente oppressa ma da cui non riesce a svincolarsi. Per la madre Nina rappresenta un’appendice narcisistica, che deve raggiungere gli obiettivi che da lei non sono stati raggiunti; ma è anche oggetto d’invidia, proprio perché Nina questi obiettivi li può raggiungere, ne ha le capacità e il talento, cose che lei probabilmente non aveva: ha lasciato la danza perché era incinta o ha compiuto inconsapevolmente l’agito di restare incinta per non danzare più e non dover riconoscere il suo fallimento?
La madre sembra non aver mai realmente visto la figlia, mai riconosciuto le sue esigenze, i suoi desideri, le sue difficoltà. Avendo alla base questo rapporto in cui Nina ha sempre dovuto essere la figlia perfetta ed impeccabile, è impossibile per lei riconoscere la sua parte più istintuale, più pulsionale. La sua aggressività in fantasia ucciderebbe la madre, sua unica figura di riferimento. La sua passione sensuale e la sua rabbia devono necessariamente essere disconosciute, negate e proiettate all’esterno, sulle persone che la circondano. Le sue allucinazioni sono il compromesso per poter continuare a vivere. Ecco perché, quando riuscirà a compiere l’integrazione delle sue parti buone e cattive, sia nella danza che nella vita, il dolore sarà totalmente insostenibile.
E’ un film ricco, piacevole ed emozionante, che fa riflettere sul lato oscuro di tutti noi.

Maria Grazia A. Flore