La bottega dei suicidi

la bottega dei suicidi

 

La bottega dei suicidi – Le magasin des suicides, di  Patrice Leconte, Francia, 2012 – Animazione

Una città sconosciuta, avvolta in un anonimo grigiore, in cui giorno e notte si susseguono inestricabili. Cittadini anonimi, rassegnati ad una angoscia assoluta che li rende inermi di fronte alla vita, desiderosi soltanto di metter fine alla loro sofferenza, con il suicidio.

Proprio a questo si dedica la famiglia Tuvache: la loro bottega offre infatti i più bizzarri, esotici e al contempo comprovati strumenti di morte. Inutile dire che anche i membri della strana famiglia sono affetti da una profonda tristezza, tutti tranne il piccolo Alan, il quale ha invece una strana, fastidiosa ed immotivata voglia di vivere, e vuol vedere rifiorire il mondo che lo circonda. Per far questo dovrà però andar contro i propri genitori.

Questa deliziosa storia di animazione, cinica e delicata al contempo, è una perfetta antitesi della nostra società, o forse il suo temuto negativo. Non c’è spazio per nessuna felicità di superficie: la tristezza, profonda, esistenziale, colpisce tutti, anche gli uccelli.

In questo clima cupo, l’unica fonte di luce è la coloratissima Bottega, i cui proprietari non possono neppure pensare al suicidio, rassegnati al loro mandato sociale. Ed è proprio fra di loro che nasce uno spirito gioioso, che comprende il significato della vita, e l’importanza della vitalità. Non a caso “la pecora nera” (o forse dovremmo dire allegra) è un bambino, la cui magia è capace di addolcire le tenebre negli animi dei suoi familiari. Soltanto un bambino ha infatti la creatività per poter immaginare un mondo diverso da quello che lo circonda.

La riflessione sul senso profondo dell’esistenza che il film propone, ci suggerisce in modo favolistico che la vita è un dono, ma anche una coraggiosa scelta di libertà.

Piccolo cammeo: durante una seduta di psicoanalisi le fantasie mortifere di uno dei protagonisti si esprimono attraverso la distorsione delle tavole del Test di Rorschach in un gioco spassoso di luci ed ombre.

Benedetta Baquè