Introduzione al concetto di benessere

Se si vuole valutare la situazione dell’uomo per quanto riguarda la felicità, non si dovrà cercare ciò che gli dà piacere, ma ciò che lo conturba: quanto più irrilevante è infatti quest’ultimo elemento, preso in sé stesso, tanto più felice è l’uomo. Uno stato di benessere è ciò che rende sensibili alle piccolezze, che per contro non sono affatto da noi sentite nell’infelicità.

Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena, 1851

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Il concetto di benessere nel corso degli anni ha subito numerose modifiche e ampliamenti, fino alla moderna accezione, non più incentrata sull’idea di assenza di patologie, ma di uno stato complessivo di buona salute fisica, psichica e sociale.

In questo senso il benessere (da benessere = “stare bene” o “esistere bene“) è uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano, e determina la qualità della vita, o per meglio dire, la “globalità” della vita di ogni individuo.

Anche nel rapporto della Commissione Salute dell’Osservatorio Europeo su Sistemi e Politiche per la Salute (a cui partecipa il distaccamento europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – WHO) è stata proposta una definizione di benessere come “lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale di ben-essere che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società”1. Stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale devono essere tutti presi in considerazione, e necessitano anche di essere in una condizione di equilibrio, condizione che permette di migliorare il benessere personale.

 

Il primo tentativo di strutturare una strategia globale della salute per tutti, ad opera dell’Organizzazione mondiale della sanità (WHO), risale al 1978 con la Dichiarazione di Alma Ata e prende forma con la Carta di Ottawa, che stabilisce la definizione del concetto di promozione della salute come risorsa della vita quotidiana che mira al benessere.

La promozione della salute deve portare a condizioni di vita e di lavoro sicure, stimolanti, soddisfacenti, alla protezione degli ambienti naturali e artificiali, alla conservazione delle risorse naturali; deve consentire una valutazione sistematica degli effetti dell’ambiente sul benessere delle persone e garantire strategie e azioni mirate ad indurre cambiamenti nel singolo e nella collettività.

La promozione della salute e del benessere passa quindi necessariamente attraverso mutamenti nell’organizzazione sociale e ambientale, e l’adozione di politiche pubbliche coordinate e tese a favorire e sviluppare beni e servizi più sani, ambienti igienici e non pericolosi, attraverso cambiamenti legislativi coerenti”2.

La promozione della salute, viene definita come un processo che conferisce alle popolazioni i mezzi per assicurare un maggior controllo sul loro livello di salute e per migliorarlo, e questo pone in evidenza non solo gli aspetti individuali ma anche quelli collettivi e politici che ne condizionano le caratteristiche e i mutamenti.

In Italia la difficoltà di raggiungere un accordo a livello nazionale ha incentivato l’emanazione di varie leggi a livello regionale.

Tali difficoltà di concertazione di una politica comune in fatto di benessere e prevenzione, hanno come conseguenza dei dati allarmanti: l’Italia, in base a dati recenti, è l’ultimo paese dell’Unione Europea quanto a prevenzione. Si spende appena lo 0,5% della spesa sanitaria complessiva, contro una media UE del 2,9, sopra la quale si collocano Paesi come Germania (3,2), Svezia (3,6), Olanda (4,8) e Romania (6,2)3.

Nel Maggio 1998 la WHO adotta la Dichiarazione Mondiale sulla Salute, con la quale gli Stati membri si impegnano a realizzare un vasto programma per l’attuazione di una “Strategia della Salute per tutti per il 21° secolo”2.

Successivamente gli Stati Membri della Regione Europea della WHO (51 Paesi, 870 milioni di abitanti) traducevano la Dichiarazione mondiale sulla salute in un Documento di carattere politico-tecnico ed operativo con cui venivano stabiliti 21 punti chiave per la promozione della salute nella Comunità Europea (HFA, Health For All)4.

I 21 punti dell’HFA impegnano gli stati membri della Comunità Europea a raggiungere, entro il 2020, i seguenti obiettivi:

  1. Solidarietà per la salute nella regione europea – ridurre di almeno un terzo la disparità dello stato di salute ancora riscontrabile tra gli Stati membri della regione europea.
  2. Equità nella salute – ridurre di almeno un quarto le disuguaglianze dello stato di salute esistenti, all’interno di ciascuna nazione europea, tra i vari gruppi socioeconomici.
  3. Iniziare la vita in buona salute – assicurare un sano inizio di vita a tutti i neonati e i bambini in età pre-scolare.
  4. La salute dei giovani – creare le condizioni per una migliore salute dei giovani, quale premessa indispensabile per un inserimento attivo e proficuo nella società.
  5. Invecchiare in buona salute – assicurare alle persone con più di 65 anni uno stato di salute che permetta loro di svolgere ancora un ruolo nella società.
  6. Migliorare la salute mentale – migliorare il benessere psicosociale di tutti e offrire una migliore assistenza sanitaria alle persone con problemi di salute mentale.
  7. Ridurre le malattie trasmissibili – ridurre l’impatto negativo sulla salute delle malattie trasmissibili.
  8. Ridurre le malattie non trasmissibili – ridurre la morbilità, disabilità e mortalità prematura provocata dalle principali malattie croniche.
  9. Ridurre le lesioni provocate da violenze e da incidenti – ridurre in maniera sostanziale il numero di lesioni, invalidità e morti provocati da eventi traumatici.
  10. Un ambiente fisico sano e sicuro – rendere l’ambiente più sano e sicuro controllando e riducendo gli agenti inquinanti dannosi.
  11. Stili di vita più sani: (entro il 2015) – far adottare da tutti i gruppi della popolazione stili di vita più sani.
  12. Ridurre i danni provocati da alcol, droga e tabacco – limitare i danni alla salute provocati dall’uso di sostanze che creano dipendenza come il tabacco, l’alcol e la droga.
  13. Ambienti favorevoli alla salute – offrire a tutti, in ogni spazio di vita quotidiana (casa, scuola, luogo di lavoro e propria località), maggiori opportunità di fruire di un ambiente fisico e sociale salutare.
  14. Responsabilità multisettoriale per la salute – coinvolgere la responsabilità di tutti i soggetti interessati nei processi di promozione della salute.
  15. Sistema sanitario integrato – offrire a tutta la popolazione un migliore accesso a un’assistenza sanitaria di base e un sistema ospedaliero rispondente alle diverse esigenze.
  16. Gestire la qualità dell’assistenza sanitaria – garantire una gestione del sistema sanitario coerente con l’obiettivo della salute per tutti.
  17. Finanziamento della sanità e allocazione delle risorse – assicurare ai sistemi sanitari un finanziamento atto a consentire equità di accesso alle cure, efficienza e qualità dei servizi.
  18. Migliorare le risorse umane per la salute – garantire una formazione del personale sanitario e di altri settori atta a far acquisire le competenze necessarie per la tutela della salute.
  19. Ricerca e conoscenze per la salute – disporre di sistemi di ricerca, informazione e comunicazione atti favorire l’implementazione delle conoscenze e la loro circolazione.
  20. Mobilitare i partner per la salute – avviare alleanze e collaborazioni a livello di individui, di organizzazioni pubbliche e private e di società civile per la messa in atto di strategie condivise per la “Salute per tutti”.
  21. Politiche e strategie della “Salute per tutti” – coinvolgere tutti gli stati membri nell’adozione e nell’attuazione di politiche per la “Salute per tutti” a livello nazionale, regionale e locale.

 

Nella conferenza della Rete europea delle scuole che promuovono la salute (Haelth Promoting School – HPS), tenutasi a Salonicco nel maggio del 1997, viene sottolineato il ruolo fondamentale della scuola nell’attivazione di processi atti a realizzate la salute delle giovani generazioni: “Tutti i bambini e i giovani hanno diritto e dovrebbero avere l’opportunità di essere educati in una scuola che promuove la salute”5. Viene ribadito il concetto che educazione e salute costituiscono un binomio inscindibile.

La ricerca del benessere, oggi identificato anche con il termine inglese di wellness, in ambito scolastico ha portato allo sviluppo di programmi integrati come quello promosso dal Ministero per Istruzione e la Ricerca a partire dal 2004, denominato “Essere e Benessere6.

“La Strategia Globale rimarca la pressante necessità di condizioni favorevoli sia perché ciascuno faccia proprio il bisogno di orientare la sua volontà verso scelte salutari sia perché non ci siano fattori esterni a deviare le buone intenzioni, non controllabili o non sempre facilmente percepibili a livello individuale. In questa ottica, appare chiaro che occorre in primo luogo formare la volontà del singolo per determinare in ciascuno una propensione interiorizzata  ad operare scelte consapevolmente indirizzate al proprio benessere. Occorre, cioè, predisporre un percorso educativo che, attraverso la conoscenza (sapere) induca comportamenti (saper fare) coerenti con un modello di vita improntato al benessere globale della persona (saper essere)”6.

È infatti unanimamente riconosciuto che gli stili di vita che gli adulti adottano nella maturità, hanno fondamento nella varietà delle esperienze vissute in età evolutiva, negli atteggiamenti e comportamenti che più stabilmente si strutturano nella personalità del bambino e del ragazzo.

Benedetta Baquè

1 http://europa.eu/pol/health/index_it.htm

2 OMS – www.who.int

3 www.quotidianosanita.it

4 http://www.euro.who.int/en/data-and-evidence/databases/european-health-for-all-database-hfa-db

5 http://www.schools-for-health.eu/she-network

6 http://archivio.pubblica.istruzione.it/essere_benessere/federalimentare.shtml