Il disincanto è un rischio del nostro tempo.

di Isabella Cipriani

Frettolosamente il mondo adulto è rapito nella sua frenesia e per i genitori incalza sempre di più la difficoltà nel ricavare il tempo da dedicare ai propri piccoli.
La fiaba è uno dei più preziosi ed intimi strumenti con cui un adulto può mettersi in contatto con il ricco mondo del bambino, impegnato nella scoperta e nella gestione dei suoi conflitti, dilemmi, paure e desideri.


Le fiabe, infatti, rappresentano una sorta di supporto: grazie alle loro trame avvincenti, accompagnano e preparano il piccolo ad incontrare e affrontare i passaggi fondamentali della sua crescita. Lo psicoanalista Bettelheim spiega che la fiaba “inizia esattamente dove il bambino si trova dal punto di vista emotivo, gli mostra dove andare e come procedere”, illustrando in forma simbolica come gli ostacoli possono essere superati con coraggio e determinazione, conservando il proprio valore, pur affrontando la paura.

Attraverso l’ascolto del racconto, anche i contenuti emotivi che spaventano maggiormente possono essere avvicinati, senza che il piccolo se ne senta sopraffatto.
Chesterston ci ricorda le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi non esistono, poiché loro, in fondo, lo sanno già, bensì insegnano loro che i draghi possono essere sconfitti.
Nella fiaba, per raggiungere la meta sperata, è spesso necessario attraversare un percorso pieno di insidie e di pericoli, conducendo il piccolo proprio lungo quel sentiero oscuro, all’interno di bosco incantato o stregato, abitato da personaggi spaventosi, infondendogli però la fiducia di poterlo fare, sostenendo i suoi più reconditi timori.


Le fiabe hanno un valore senza pari: offrono nuove dimensioni all’immagine del bambino, dimensioni che egli sarebbe nell’impossibilità di scoprire se fosse lasciato completamente a se stesso. Cosa ancora più importante, la forma e la struttura delle fiabe suggeriscono immagini per mezzo delle quali egli può strutturare i propri sogni ad occhi aperti e con essi dare una migliore direzione alla propria vita” .


C’era una volta…” apre il sipario su un mondo immaginario, collocato al di fuori dello spazio e del tempo ordinario, favorendo così la serenità con cui il bambino può aprirsi all’ascolto della storia, creando quella distanza necessaria che permette al bambino di lasciarsi coinvolgere, identificarsi con i personaggi, incontrare il Bene e il Male, pur sentendosi al sicuro.


L’atmosfera del racconto sembra trasportare il bambino e l’adulto in una dimensione quasi onirica, non a caso il momento delle fiabe spesso si colloca al termine della giornata, prima di andare a dormire, come se in questo modo potesse traghettare il bambino dalla realtà vigile, alla realtà del sogno.

La fiaba rappresenterebbe quindi quella dimensione intermedia, mediatrice tra il giorno e la notte, volta ad ammansire il timore dell’oscurità, un modo per tenere per mano il piccolo nell’incontrare il buio, avvicinarsi al mistero del suo mondo interiore, conservando la fiducia nella luce.


Non a caso le fiabe si concludono con “ E vissero tutti felici e contenti”, espressione che, tutt’altro che illusoria, suggerisce al bambino che attraverso il coraggio e la fiducia nelle proprie possibilità, come nella storia si affrontano gli orchi, i draghi, le streghe e le matrigne, stringendo alleanze e relazioni preziose, è possibile sopravvivere e trasformare le proprie paure in virtù.

A Presto!