I disturbi specifici dell’apprendimento: cosa sono e come riconoscerli

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Elena è una bambina di otto anni che frequenta la III elementare. La madre chiede una consultazione su consiglio delle insegnanti per difficoltà che la bambina manifesta in lettura, scrittura e, anche se in misura minore, in matematica. La madre ha in precedenza consultato il pediatra che ha consigliato una visita oculistica risultata nella norma. Le insegnanti riferiscono che, durante la lettura Elena salta spesso le lettere e di conseguenza commette molti errori e legge lentamente, mentre la comprensione del testo, soprattutto se letto da un compagno o dall’insegnante, è molto buona. Nella scrittura, la bambina commette molti errori ortografici, in particolare confonde le lettere m/n, omette doppie, accenti e apostrofi. In matematica le difficoltà riguardano omissioni di cifre nel numero, difficoltà nel conteggio all’indietro e nell’uso dello zero, mentre Elena non ha difficoltà particolari nel calcolo, tranne l’incolonnamento non sempre corretto. Elena dice di non fare volentieri i compiti soprattutto quelli assegnati in classe per i quali ha poco tempo a disposizione, mentre quelli per casa riesce a portarli a termine.  Spesso pur di dare una risposta non riflette e si comporta in modo impulsivo. I genitori pensano che Elena sia poco motivata e che si impegni poco e la sgridano spesso per questo. Il rapporto con in compagni e con le insegnanti è buono e spesso i genitori pensano che se la scuola non ci fosse Elena non avrebbe nessun tipo di difficoltà.

Dal colloquio e dalla somministrazione di test specifici, emerge che le difficoltà di Elena non sono dovute a scarso impegno o a un’intelligenza deficitaria, ma a un disturbo specifico dell’apprendimento, cioè una difficoltà significativa che la bambina manifesta in lettura, scrittura e, anche se in misura meno marcata, nella matematica.

I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), riguardano una particolare categoria diagnostica che include quelle situazioni di difficoltà clinicamente significativa nell’acquisizione delle abilità di lettura, scrittura e calcolo.

I requisiti fondamentali per parlare di DSA sono essenzialmente due:

– la specificità, cioè la diagnosi non può essere fatta in presenza di altri disturbi che possono spiegare meglio le difficoltà negli apprendimenti (es. bambino con disturbo della vista) o se il bambino non ha avuto una scolarizzazione adeguata (es. bambino che ha saltato molti giorni di scuola)

– la discrepanza, cioè l’intelligenza, valutata con strumenti adeguati, deve essere nella norma, mentre la valutazione degli apprendimenti deve essere significativamente sotto la media

Nonostante ogni DSA si riferisca ad un preciso tipo di apprendimento, nella pratica clinica questi sono frequentemente associati e questo pone dei vincoli nella scelta del trattamento e nell’uso di strumenti dispensativi e compensativi adeguati.

In particolare con dislessia si intende un deficit specifico nella capacità di leggere il testo scritto, valutato secondo i parametri dell’accuratezza e della rapidità nella lettura. I bambini con una diagnosi di dislessia presentano una lettura più lenta e con più errori, rispetto ai loro compagni con pari opportunità educative e pari abilità cognitive. Il bambino che inizia a imparare a leggere, farà più fatica a riconoscere le lettere e ad abbinare ad esse il suono corretto, a fondere tra loro i suoni per creare le sillabe e poi le parole. In alcuni casi, la difficolta nella lettura comporta anche una comprensione del testo ridotta.

Con disortografia si intende un deficit specifico nella capacità di utilizzare correttamente le regole ortografiche nella realizzazione di un testo scritto. Gli errori possono essere di due tipi fondamentali: errori che si sentono (es. doppie) o errori che si sanno (es. l’uso dell’“h”). Il bambino con disortografia conosce le regole ortografiche, ma ha difficoltà nella loro applicazione alla scrittura di un testo, in particolare per regole ortografiche come eccezioni (es. “soqquadro”) o gruppi consonantici (es. “ch, gh, gn, gl”).

La disgrafia, invece, riguarda la compromissione nella realizzazione del segno grafico che risulta illeggibile anche al bambino stesso, nella gestione degli spazi del foglio, nella spaziatura tra le lettere. La scrittura oltre a risultare di difficile lettura è anche poco fluida e lenta, con difficoltà nell’impugnare correttamente la penna o nell’utilizzare sempre lo stesso tipo di scrittura (es. alternanza tra maiuscolo e corsivo). Spesso, date le difficoltà motorie che sottostanno al disturbo, il bambino prova indolenzimento della mano e del braccio, anche dopo avere scritto poche parole.

La discalculia, infine, si manifesta con difficoltà nella capacità di operare con i numeri e di eseguire compiti di calcolo. Il bambino con discalculia presenta difficoltà nel dare significato astratto ai numeri, nel riconoscere i simboli numerici e i segni matematici, nell’allineare correttamente i numeri o nell’inserire decimali o simboli durante i calcoli, nell’apprendimento delle tabelline o nel riconoscere quali numeri e quali operazioni sono utili per il problema aritmetico che sta svolgendo.

I disturbi specifici dell’apprendimento costituiscono una delle patologie più frequentemente diagnosticate in età evolutiva dai servizi territoriali. Dati del 2011 stimano la prevalenza del disturbo nella popolazione italiana tra il 2.5% e il 3.5%.

I DSA, oltre che tra loro, risultano spesso associati ad altri disturbi o difficoltà. Tra le categorie diagnostiche più frequentemente associate ai disturbi specifici dell’apprendimento troviamo: disturbi internalizzanti come disturbi depressivi e disturbi d’ansia e disturbi del comportamento come disturbo da deficit dell’attenzione-iperattività (ADHD) e disturbo oppositivo-provocatorio (DOP). Resta, tuttavia, da chiarire se questa associazione sia dovuta alla presenza contemporanea di due disturbi diversi, se uno causi l’altro e o se entrambi derivino da una compromissione in un substrato comune. Il problema della comorbilità è comunque rilevante perché determina scelte diverse nel tipo di trattamento e nell’evoluzione del disturbo.

I segnali precoci di un disturbo dell’apprendimento possono essere evidenziati già durante l’ultimo anno della scuola dell’infanzia e consistono principalmente, in difficoltà di tipo metafonologico e linguistico (difficoltà nell’imparare a memoria le canzoncine o le filastrocche, nel riconoscere le rime, nella segmentazione e fusione fonemica e sillabica, nell’uso pragmatico del linguaggio, nel raccontare storie, riconoscere lettere e numeri, nella denominazione degli oggetti); visuo-percettivo (disegnare o copiare figure, rispettare gli spazi del foglio) e di motricità fine (scorretta impugnatura dei pennarelli, difficoltà nel riconoscere destra e sinistra, nella manipolazione di piccoli oggetti, nell’allacciarsi le scarpe, nel mangiare con forchetta e cucchiaio, nell’andare in bicicletta).

È da chiarire che nessuno di questi segnali è un predittore certo di un futuro disturbo dell’apprendimento ma possono fornire una guida a genitori e insegnanti per attività di potenziamento delle eventuali difficoltà riscontrate.

Per quanto riguarda la diagnosi, nel luglio del 2012 è stato firmato un accordo Stato-Regioni che individua negli insegnanti di scuola primaria le figure preposte a segnalare la presenza di un eventuale DSA ai genitori e di conseguenza ai servizi territoriali, attraverso un iter che si articola in tre fasi:

individuazione degli alunni che presentano difficoltà significative di lettura, scrittura o calcolo

attivazione di percorsi didiattici mirati al recupero di tali difficoltà

segnalazione dei soggetti “resistenti” all’intervento didattico

Nel dicembre dello stesso anno il MIUR ha emanato una direttiva riguardante i bisogni educativi speciali (BES) degli alunni con DSA. Nella direttiva si legge che i bambini con diagnosi di DSA non possono essere certificati ai sensi della legge 104/92, cioè non possono avere diritto all’insegnante di sostegno. Per questi alunni è invece prevista l’attivazione di un Piano Didattico Individualizzato (PDP) redatto dal Consiglio di Classe, che specifichi le particolari misure didattiche e psicopedagogiche, nonché i criteri di valutazione che saranno adottati con il bambino e che serva da strumento di lavoro sia per gli insegnanti che per i genitori.

La diagnosi deve essere effettuata da un clinico (psicologo o neuropsichiatra) all’interno di una struttura pubblica o privata convenzionata, che, con strumenti adeguati, valuterà le abilità neuropsicologiche, il funzionamento cognitivo ed emotivo e, ovviamente, le abilità strumentali. La diagnosi di dislessia, disortografia e disgrafia non può essere effettuata prima della fine della II classe della scuola primaria; per la diagnosi di discalculia occorre, invece, aspettare, la fine della III.

Una volta effettuata la diagnosi, il clinico provvederà a impostare il trattamento più adeguato al bambino tenendo conto non solo delle difficoltà negli apprendimenti, ma anche prevedendo un intervento sugli aspetti motivazionali, di tolleranza alla frustrazione e agli insuccessi e sulle relazioni all’interno del gruppo classe, che qualche volta in questi bambini risultano difficoltose.

Valentina Francini