Giornata Nazionale della Psicologia 2018: “Ascoltarsi ed Ascoltare”

Riflessioni e associazioni Libere dedicate all’Ascolto, di Giorgia Marziani

Amo ascoltare. Ho imparato un gran numero di cose ascoltando attentamente. Molte persone non ascoltano mai.
(Ernest Hemingway)

Oggi, 10 ottobre 2018, si celebra è la Giornata Nazionale della Psicologia.

Il CNOP questo anno ha dedicato questa giornata ad una tematica di rilievo e di alta specificità professionale: l’ascolto.

“ Oggi, nella società della ipercomunicazione e della pervasività tecnologica, l’ascolto è diventato più complesso; troppi rumori e grida coprono le parole e troppe immagini spesso offuscano e disorientano lo sguardo.  La Comunità professionale degli Psicologi italiani ha voluto dedicare la Giornata Nazionale della Psicologia 2018 (10 ottobre) al tema dell’ascolto, “Ascoltare e ascoltarsi, la persona al centro della propria vita”.

Che cosa rende però differente l’ascolto professionale e uno amicale?

Alcune riflessioni in merito, partendo da ciò che la legge Italiana dice:

Non tutti sanno che esiste una  L. 18 febbraio 1989, n. 56. Ordinamento della professione di psicologo. Pubblicata nella G.U. 24 febbraio 1989, n. 46 e un Codice deontologico che disciplina l’azione di tutti noi e tutela i cittadini.

C’è uno Psicologo, c’è un utente/paziente, c’è un setting inteso come “spazio e tempo”. Pensiamo solo a quando diamo un appuntamento: data, ora, luogo e durata. 

Chi  è lo Psicologo?

Art.1

“ La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.”

Lo strumento principale è la capacità di saper ascoltare, accogliendo senza giudizio e comprendere l’altro.

E tutto questo in quanto tempo si può fare?

Un colloquio basta. A noi psicologi, grazie al mix di formazione universitaria, di specializzazione, di corsi di formazione soprattutto all’esperienza pratico professionale probabilmente Si, ma alle persone No. 

Si crea quindi un problema di “tempi” e di “sincronie”. La nostra mente è in grado, professionalmente parlando, di riorganizzare i contenuti problematici che la persona ci porta in studio, dargli un nuovo ordine e una nuova luce, ovvero un nuovo significato.

In questa attività altamente specializzata sappiamo però che non possiamo (questa è etica e deontologia)  comunicare subito al paziente, in modo completo le nostre ipotesi e quindi, metaforicamente parlando la nostra proposta di modifica di organizzazione dei loro pensieri. Il motivo è semplice: le persone sono lì per essere accolte e non accogliere noi.

Ed ecco che quindi si inizia un secondo colloquio, poi un terzo e un quarto e poi…

Ma questa è già psicoterapia? No. L’ascolto non è Psicoterapia. Il Sostegno Psicologico non è Psicoterapia. Il percorso Psicologico serve per alleviare, sostenere….il cambiamento, avviene spontaneamente, non è diretta conseguenza di ciò che dice lo Psicologo.

Ogni orientamento teorico afferma che la relazione e l’incontro sono iniziati già dal primo contatto telefonico e se l’incontro e l’ascolto avrà una natura di “cambiamento” allora, seppur non ci si vedrà più vis à vis la relazione ed il ricordo di essa rimarrà per sempre.

Di certo è pensiero condiviso (chi non lo condivide…anche se non  di settore, dovrebbe informarsi su questo) che la valutazione tra un percorso di Psicoterapia e un Percorso Psicologico non è la durata degli incontri. Ma dalla specificità degli interventi tecnici che si fanno all’interno. 

 E quindi Che cosa è la Psicoterapia?

Voglio citare appositamente la definizione presa da Wikipedia, per rimanere su un piano divulgativo ma specifico: ( e se volete potete trovare anche qui una definizione)

“La psicoterapiaè una pratica terapeutica della psicologia clinicae della psichiatria, ad opera di uno psicoterapeuta(psicologoo medico, adeguatamente specializzati), che si occupa della cura di disturbipsicopatologici di natura ed entità diversa, che vanno dal modesto disadattamentoo disagio personale fino alla sintomatologia grave, e che possono manifestarsi in sintomi nevroticioppure psicoticitali da nuocere al benessere di una persona fino ad ostacolarne lo sviluppo, causando fattiva disabilità nella vita dell’individuo.  Etimologicamentela parola psicoterapia – “cura dell’anima” – riconduce alle terapiedella psicherealizzate con strumenti psicologiciquali il colloquio, l’analisi interiore, il confronto, la relazioneecc., nella finalità del cambiamento dei processi psicologici dai quali dipende il malessere o lo stile di vita inadeguato, e connotati spesso da sintomi come ansia, depressione, fobie, ecc. A tal fine la psicoterapia si avvale di tecniche applicative della psicologia, dalle quali prende specificazione nei suoi svariati orientamenti teorici: psicoterapia psicodinamica, psicoterapia cognitivo-comportamentale, psicoterapia adleriana, psicoterapia ericksoniana, psicoterapia sistemica, psicosintesi, psicoterapia umanistica, psicoterapia con la procedura immaginativaecc… “

La finalità è quindi il cambiamento: da A, dopo la Psicoterapia devo riuscire a raggiungere B. Ovvero devo sentire e produrre un cambiamento nella mia vita. Raggiungere un nuovo equilibrio. 

Subentra poi una ulteriore variabile che non possiamo fare a meno di considerare: il macrocontesto.

Oggi molteplici sono i servizi in cui è presente lo Psicologo. Scuola, Associazioni, Comuni, Ospedali, tribunali, Assicurazioni, Agenzie per il lavoro, Associazioni Sportive, Case di Riposo, …etc..etc..

Ecco che dobbiamo fare una ulteriore considerazione sul concetto di presa in carico…tradotto in altri termini è: “Si, vengo seguito da uno Psicologo”. A volte abbiamo incontrato questa persona una sola volta, a volte dieci volte, ma tra di noi c’è stato un ascolto reciproco che ci porta a già vivere una primordiale relazione.

C’è però una differenza ben chiara nella mente del professionista “Sostegno o una Psicoterapia?”. Tutti noi sappiamo la differenza di quando andiamo dal Medico di Base e quando dallo Specialista. Ecco. Qui, fondamentalmente, è uguale.

E quindi che cosa significa Presa in carico? 

Voglio citare questa definizione che si trova nell’Articolo La presa in carico: una definizione concettuale. di Tommaso Vitale.

“L’espressione “presa in carico” è una formula tipica del linguaggio dei servizi sociali. Espressione dal contenuto poco definito sul piano concettuale, essa rimanda all’idea di un servizio che “si fa carico” di seguire continuativamente una persona (o una famiglia), di non lasciarla a sé stessa, di garantire una presenza capace di offrire opportunità e sostegni, con l’obiettivo promozionale di permettere alle persone di controllare attivamente la propria vita (Milani, 2001). Volendo tentare una definizione, possiamo intendere la presa in carico come un processo in cui un operatore sociale, a fronte di una domanda espressa o inespressa1, ma comunque sulla base di un mandato istituzionale, progetta uno o più interventi rivolti a una persona o a un nucleo di convivenza, mantenendo con essa (esso) un rapporto continuativo al fine della revisione dell’intervento stesso nel corso del tempo. In particolare, citando l’autore, in una nota scrive:  “Bianchi e Vernò che ben distingue fra (1) presa in carico tecnico-professionale “ove ciò che legittima l’intervento è la particolare conoscenza del problema, l’uso di strumenti adeguati e di particolari procedimenti metodologici”; (2) presa in carico del servizio “che dovrà mettere insieme mandato istituzionale e risorse umane, tecnico-professionali strumentali economiche logistiche e che dovrà definire procedure perché tutto contribuisca alla soluzione di questo o quel problema–bisogno”; (3) la presa in carico dell’istituzione “che risulta titolare di quella competenza in forza di questa o quella legge” (1995, p. 156); (4) la presa in carico comunitaria definibile in termini di “capacità dell’insieme dei soggetti locali, istituzionali e sociali di attivare e condividere responsabilità e risorse per garantire risposte ai bisogni delle persone in difficoltà e azioni coordinate, in grado di favorire processi di promozione, prevenzione e benessere” (Vernò, 2007).”

Nella nostra professione e a nostra tutela professionale di fronte a chi non vuole comprendere o strumentalizzare il nostro operato gioca questa ulteriore specifica: in ambito Psicologico  parliamo di presa in carico psicoterapeutica, unica azione che ha una natura di intervento con finalità legate al cambiamento, che quindi ha un preciso luogo Istituzionale dove può essere svolta.

Ascoltando i miei pensieri tanto altro c’è da dire, ma per ora mi limiti a condividere con voi questi.

Buona Giornata della Psicologia a Tutti.