Disturbi Specifici dell’Apprendimento: alcune precisazioni

einstein-tongue_articoloCarloni

 

Che cosa hanno in comune Albert Einstein, Leonardo Da Vinci e Walt Disney?

Tutti hanno lasciato il loro segno indelebile nella storia ma non solo: erano dislessici.

Il termine “dislessia” sta acquisendo una notevole risonanza nella società attuale, tuttavia, la conoscenza dei disturbi specifici dell’apprendimento – fra cui va collocata la dislessia – è ancora poco diffusa e i bambini che ne soffrono vengono catalogati come bambini pigri e con problemi emotivi.

Dunque c’è ancora bisogno di definire alcune importanti questioni.

Si parla di Disturbo Specifico di Apprendimento (D.S.A.) quando un bambino evidenzia delle difficoltà circoscritte nella lettura (dislessia), nella scrittura (disgrafia e disortografia) e nel calcolo (discalculia). Queste possono manifestarsi insieme o in modo disgiunto.

Ai fini diagnostici i bambini devono presentare un livello intellettivo nella norma, in assenza di deficit sensoriali – visivi o uditivi- e neurologici, come ad esempio l’epilessia.

Altra doverosa precisazione riguarda la distinzione tra i Disturbi Specifici di Apprendimento (D.S.A.) e le difficoltà di apprendimento scolastico. I primi sono disturbi di natura neurobiologica che compromettono l’acquisizione di abilità strumentali, generalmente acquisite dagli alunni senza sforzo. Nessuno di noi ricorda, infatti, le fatiche per imparare a leggere ad alta voce e a scrivere. Queste capacità, soprattutto per la lingua italiana, sono altamente automatiche  e spesso si attivano ancor prima di altri processi presenti fin dalla nascita, come il riconoscimento dei colori.  Le difficoltà di apprendimento scolastico sono invece rallentamenti non significativi ma propri di un  normale processo di apprendimento. Rappresentano le difficoltà e le fatiche di acquisizione che, più o meno tutti, abbiamo sperimentato nel percorso scolastico e che non fanno ipotizzare un disturbo specifico.

Il D.S.A. non è:

  • Svogliatezza

Affermare che il bambino“…diventa pigro quando è ora di leggere e scrivere, mentre nel gioco è sempre vivace ed allegro…”, riflette una delle principali caratteristiche dei D.S.A.: la loro specificità. Il comportamento  del bambino cambia radicalmente a seconda del contesto in cui lo si osserva: a scuola può apparire svogliato ed irascibile, nel gioco con i coetanei può essere, invece, molto animato ed allegro. Questo accade perché a scuola il bambino perde la motivazione nel fare costantemente qualcosa che non riesce. Chi non lo farebbe?

  • Disattenzione

“ Quando è attento riesce nel compito”. Il bambino con D.S.A. effettivamente può riuscire a leggere e a scrivere correttamente ma solo con un notevole sforzo attentivo. Il deficit specifico è infatti nel rendere i processi della letto-scrittura automatici, quindi efficienti.

  • Una forte ansia

Accanto alle difficoltà legate puramente all’apprendere, l’alunno sviluppa e porta con sé, un vissuto d’insuccessi con risvolti emotivi e motivazionali importanti. Questi possono determinare delle prestazioni altalenanti, alti livelli di ansia scolastica, difficoltà di integrazione sociale e di insicurezza nell’uso delle  proprie abilità intellettive. E’ importante sottolineare che i disagi della sfera emotivo-comportamentale, anche se spesso presenti, non sono la causa del disturbo d’apprendimento! Negli ultimi vent’anni, infatti, un numero crescente di ricerche hanno dimostrato che il D.S.A. ha una causa neurobiologica e interessa diverse funzioni cognitive come le abilità linguistiche, attentive, percettive e di apprendimento procedurale.

Se si hanno dubbi che il proprio bambino abbia delle difficoltà di apprendimento, è necessario richiedere una valutazione specialistica (ad un neuropsichiatra infantile o ad uno psicologo). E’ molto importante informarsi sui tempi necessari, non solo per avere una prima visita, ma soprattutto per ottenere una valutazione conclusiva da presentare a scuola in tempo utile per favorire i provvedimenti del caso. Ricevere una diagnosi precoce significa evitare errori di valutazione che possono colpevolizzare il bambino e, al contempo favorire aiuti specifici ed efficaci.  A tal proposito, ricordiamo che non esistono “pacchetti preconfezionati” di trattamento! Ogni attività rieducativa deve essere individualizzata, adattata cioè al singolo bambino e deve interessare il disturbo specifico come gli aspetti emotivo-relazionali associati.

Valentina Carloni, Psicologa

 

BIBLIOGRAFIA

3° Consensus Conference DSA/ P.A.A.R.C. 2011, Associazione Italiana Dislessia (AID), Roma 2010

AID Associazione Italiana Dislessia www.aiditalia.org