Capacità Genitoriali. Riflessioni

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“..Essere radicati in qualcuno per poter mettere radici in un altro con cui diventare coppia per poi poter offrire ancora ad un altro l’intreccio di queste radici” Bertolini e Neri[i] ci introducono esprimendo pienamente la complessità del tema.

La definizione di capacità genitoriale intesa come quella “Capacità dei genitori di permettere al minore di crescere e maturare dal punto di vista fisico, emozionale, spirituale e di rispondere ai bisogni evolutivi del figlio” pone in sé una sempre presente necessità di definire in maniera approfondita tale concetto.

La richiesta che il Giudice pone all’esperto “[…] dica il CTU […] quali siano le condizioni di vita, lo stato psicologico e la personalità delle parti e del minore e quali siano le relazioni intrattenute dal minore con ciascuno dei genitori; quali siano le caratteristiche della personalità di ciascuna delle parti, specie in relazione alle loro attitudini genitoriali, evidenziando eventuali anomalie; se sia possibile disporre l’affidamento condiviso del figlio, tenendo conto del principio generale della bi-genitorialità, che può essere derogato solo in caso di effettivo pregiudizio, indichi le migliori condizioni di affido e frequentazione col genitore non convivente” è una richiesta di indagine molto articolata non solo in quanto legata all’analisi del sistema individuale, familiare e sociale, funzionale o meno allo sviluppo armonico della persona e della personalità del minore, ma soprattutto perché legata all’organizzazione dell’identità dell’Io genitoriale e dell’Io filiale, che come dice Furman[ii] porta ad interrogarsi ‘fino a che punto i genitori siano in grado di procedere nel loro sviluppo, in relazione alla crescita del bambino’ offrendogli un contenitore affettivo stabile e costante.

Come prima analisi risulta importante definire il campo di osservazione, un campo che sembra evocare l’immagine di un triangolo ai cui vertici collochiamo madre, padre e figlio, soggetti coinvolti in un terreno relazionale dalle dinamiche complesse. “E’ all’interno di questa struttura che potrà costruirsi una condizione di nuovo equilibrio in cui si determinerà una relazione armoniosa bambino-genitore, oppure potrà manifestarsi una situazione di disagio psichico che troverà espressione in disturbate interazioni, causa di profonda sofferenza per il bambino[iii] (Ammanniti 2001).

Si richiede pertanto, al Consulente Tecnico, l’accertamento del quadro psicoaffettivo e psicopatologico della coppia genitoriale e se tale quadro interferisce sulle capacità di genitori.

Il lavoro del clinico-forense si pone come obiettivo di privilegiare e favorire sempre l’interesse esclusivo del minore (art. 155 c.c.) in riferimento al suo “benessere”,  a tal fine si esplorano le risorse psicologiche interne alla famiglia, ai suoi componenti singoli e alle dinamiche relazionali attivate o attivabili al fine di suggerire modalità di affidamento adatte alla specifica situazione, in riferimento ai rapporti e alle relazioni fra i componenti del nucleo familiare, con la necessità di privilegiare e favorire al minore l’opportunità di poter avere rapporti sufficientemente equilibrati e adeguati.

In particolare sono necessarie le capacità di offrire al proprio figlio un contenitore affettivo stabile e costante, favorendo il legame di attaccamento quello che Bowlby chiama “Base sicura indispensabile per avviare e sviluppare al suo interno il processo di appartenenza prima e quello di differenzazione poi. Un ambiente favorevole allo sviluppo affettivo, cognitivo e sociale consente al proprio figlio di regolare i propri stati emotivi e organizzare l’esperienza e le risposte comportamentali adeguate che ne conseguono. Una cornice sicura che, allo stesso tempo, possa corrispondere a quel bisogno fondamentale del bambino di avere dei limiti e poter far riferimento a comportamenti coerenti, attraverso cui poter modulare le proprie pulsioni canalizzandole verso modalità espressive emozionali e relazionali.

La capacità di accogliere i bisogni del minore promuove in loro la possibilità di esplorare situazioni nuove che garantiscono gradualmente lo svincolo e l’autonomia, laddove appunto, sia stata riconosciuta la propria alterità di figlio in risoluzione di un posizionamento simbiotico, dipendente, ambivalente volta ad una differenzazione dell’Io che porti all’autonomia e all’individuazione.

Proprio in tema di capacità genitoriale la legge sull’affidamento condiviso (n. 54, del 8/2/2006), stabilisce in modo chiaro il concetto di bi-genitorialità, aiutandoci a definire in modo inequivocabile l’importanza per i minori di poter attingere ad una genitorialità condivisa e di mantenere rapporti con i parenti dei due nuclei familiari, intesa come necessità di ampliare la prospettiva di frequentazione e rapporto da parte del minore con entrambi i gruppi familiari (art. 155 c.c., 1° comma: “Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”).

La valutazione è rivolta a determinare la capacità in essere e/o in divenire, in particolare si esplica nelle condizioni in cui è necessario determinare le modalità dell’affidamento dei figli legittimi o naturali nei procedimenti di separazione o ancora nei casi in cui i minori siano temporaneamente privi di un ambiente familiare idoneo, o in stato di abbandono o dove vi è violazione dei doveri parentali e/o sia presente una condotta pregiudizievole per il minore.

Per “situazione di pregiudizio”, si intendono tutte quelle condizioni che influenzano gli esiti evolutivi, dal  maltrattamento psicologico alla trascuratezza, all’abuso, al rapporto tra psicopatologia e violenza subita durante l’infanzia. La presenza di psicopatologia incide sugli aspetti emotivo-affettivi della relazione genitore-figlio, mettendo a repentaglio l’integrità psicofisica dei figli, così come la presenza di comportamenti devianti o criminali, che costringono il minore ad un inadeguato ‘stile di vita’ o ancora, il manifestarsi di vissuti negativi e di ostilità nei confronti del figlio.

In conclusione, in risposta al quesito, sopra evidenziato, riporto brevi note, in ambito di una consulenza “Gli esami psicologici clinici, l’osservazione e i risultati psicodiagnostici non evidenziano in riferimento alla coppia genitoriale un quadro clinico connotato in senso psicopatologico, ne alterazioni della personalità.[…]. Si rilevano problematiche e criticità in riferimento alle capacità genitoriali, non al punto da renderle inadeguate, tuttavia le modalità conflittuali rilevano una scarsa comunicazione e una difficoltà a comprendere e a riflettere su se stessi e sugli altri, contribuendo a strutturare la situazione di disagio e di sofferenza emotiva del minore. I rapporti tra il minore ed i genitori, mostrano nella relazione madre-figlio la ricerca di aspetti di vicinanza e affetto che necessitano di esser rafforzati da una maggior funzione contenitiva. In riferimento alla relazione padre-figlio si evidenzia scarsa apertura e aspetti oppositivi. La conflittualità della coppia si riversa sul minore che viene triangolato nelle dispute genitoriali […] Non sussistono tuttavia condizioni di effettivo pregiudizio che implichino una deroga al principio generale della bi genitorialità. Si ritiene al momento di suggerire l’affidamento condiviso.[…], con collocamento del minore presso l’abitazione materna. Si consiglia un percorso di sostegno alla genitorialità e un sostegno psicologico per il minore…[…]. Si struttura un progetto di frequentazione […] finalizzato ad abbassare l’alta conflittualità fra padre e madre, monitorato dai servizi sociali territorialmente competenti. Un operatore incontrerà il minore e poi gradualmente supervisionerà sugli incontri padre e bambino, madre e bambino, padre e madre (bigenitorialità), stimolando, favorendo, sostenendo l’interazione fra loro. Ricordo le parole del minore stare nel mezzo è la cosa più brutta che c’è.

Maria Ferro

Bibliografia


[i] Bertolini M., Neri F., Fantasie consce e inconsce, identità personale e genitoriale in Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile Fantasie dei genitori e psicopatologia dei figli, Borla, Roma, 1991

[ii] – J. Tsiantis, S.B. Boethious, B. Hallerfors, A. Horne, L. Tischler. Il Lavoro con i genitori. La psicoterapia psicoanalitica con i bambini e gli adolescenti. Borla, Roma, 2002

[iii]  – Ammaniti M.,  “Manuale di psicopatologia dell’infanzia”, Raffaello Cortina Editore, Milano 2001

– Capri P., Lanotte A.,Chiappinelli L., Bramucci A., Saccà M., Mariani S., Le Capacità genitoriali. Aspetti valutativi e peritali in Atti del Convegno di Psicologia Giuridica, EUR, Roma, 2009.

– Fornari, U., Trattato di Psichiatria Forense. UTET, Torino, 2004.

– Linee Guida Deontologiche per lo Psicologo Forense. Approvato dal Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana di Psicologia Giuridica a Roma il 17 gennaio 1999.

– Nicolini M., “La valutazione delle capacità genitoriali nella CTU psicologica nelle cause di separazione e divorzio”, articolo su www.opsonline.it, 2009.

– Visentini G., “Definizione e funzioni della genitorialità”, in www.genitorialità.it, 2003