Crisalide, di Davide Como: Una Favola per raccontare la conquista della propria Identità di Genere.

«

Set 04 2017

Crisalide, di Davide Como: Una Favola per raccontare la conquista della propria Identità di Genere.

Presentato per la prima volta il Corto Crisalide, scritto e diretto da Davide Como alla rassegna CineConcerto di MonteCarotto.

Come presidente di CalliopeBPS io c’ero! E lo dico con molto orgoglio!

Ho visto nascere questo progetto, dalle prime fasi, quando ancora era solo un sogno lontano, trasformato poi in un desiderio che piano piano è diventato realtà.

Le riflessioni del pomeriggio e della rassegna, come da programma, si sono aperte con l’interpretazione dei simboli presenti nel film il Cigno Nero, grazie a Marco Galli della POLIARTE di Ancona. Il Cigno Nero nel panorama filmografico è uno dei film, a mio parere, che al meglio rappresenta le profonde dinamiche psicologiche legate al cambiamento, sfiorando e perdendosi nei lidi della psicopatologia.

Il tema del Doppio, del caos, del cambiamento e infine della trasformazione questi sono  i concetti che fanno da sottofondo alle immagini, del Cigno Nero e anche di Crisalide. Ovviamente con le differenze del caso, da un punto di vista tecnico oltre che teorico.

In Crisalide Le immagini in bianco e nero, sono le visioni e le interpretazioni della realtà dell’autore, che analizza aspetti profondi del proprio animo rispecchiandosi nell’animo di Marina e Alice. I Fotogrammi, tutti scelti rigorosamente con un audace processo di pensiero, scorrono a tratti lenti e poi veloci, dove natura, architettura, religione, società consumistica e tormento dell’anima raggiungono il massimo dell’espressività nella realtà delle due protagoniste, Marina e Alice e nel loro interprete, Davide.

Il tema di Crisalide è un tema di forte attualità: parliamo dell’espressione della propria identità in questo caso quella di genere, alla ricerca del benessere e dell’equilibrio nel proprio corpo, che a volte non è ciò che desideriamo. Parliamo di ricerca di se stessi, aldilà di ogni stringente definizione. 

Numerosi studi e ricerche in ambito Psicologico cercano di dare una precisa definizione alle varie sfaccettature legate al genere (per motivi di studio e di ricerca di questa realtà): “L’identità di genere è definita da come ciascun individuo sente di essere, il suo sentimento profondo di femminilità o mascolinità.

Il ruolo di genere è invece ciò che è socialmente e culturalmente definito come maschile o femminile. Il ruolo di genererisponde quindi alla norma sociale e alle credenze condivise dai più che definiscono quali comportamenti si adattano a ruoli maschili o femminili.

Si parla poi di L’orientamento sessuale definito dall’attrazione sessuale che ciascuno sente verso uno dei due sessi, o verso entrambi.

È chiaro che queste tre dimensioni possono comporsi all’interno di ciascun individuo in combinazioni differenti.”. ( tratto da www.stateofmind.it/tag/gender

È così che prigionieri di un corpo che non si sente proprio il corto, nelle sue sfumature, attraversa il tormento interiore, la sofferenza, le difficoltà a ritrovare la luce che sta dentro ognuno di noi.

La ricerca spasmodica di una via di uscita, della propria strada, che si raggiungge solo attraverso la trasformazione del corpo, ma prima ancora della mente.

Abbandonare le prigioni del pregiudizio, dello stigma sociale, del dogma Cristiano/religioso legato al senso di colpa, per liberarsi e finalmente dirigersi verso la libertà di espressione di se stessi.

È nella danza finale delle due protagoniste,   Alter ego di loro stesse, che si esprime la massima libertà di sentirsi libere nel corpo, libere nel proprio ruolo, libere nella propria mente, libere di esprimersi. Felici. Luminose. Una luce che anche lascia libere interpretazioni. 

In modo audace ma con uno stile mai osato e sempre elegante Il regista tocca anche tematiche molto spinose, come quella del suicidio, che appare l’unica via di uscita, di liberazione. Il tema religioso, ma anche del materno, espresso però nella freddezza della maniera statua. Della famiglia in senso Cristiano, illuminata da un raggio di luce che sfiora da lontano l’abitazione che imponente si trova nel monte tra le foreste. L’umanità nella profonda “foresta”.

È solo grazie alla maturità di vita, alla voglia di cambiare, di cogliere quei segnali a volte magici, e/o religiosi, che piovono leggeri (come una piuma)  dal cielo, che ci spogliamo della nostra “vergogna” ci purifichiamo dalle influenze sociali e decidiamo di esprimerci per ciò che noi desideriamo essere. Diventiamo Farfalle, accettando il nostro stato precedente di Crisalide.

Sono Nelle immagine, senza dialoghi che risuona la voce delle emozioni, a volte anticipate dalle musiche scritte dal compositore Francesco Mosconi, a volte invece soffocate, in cui lo spettatore è distratto dai suoni, acuti, esagerati, forse audaci della colonna sonora che accompagnano  in modo forzato ciò che l’autore voleva esprimere.

Ma questa è la mia interpretazione, perché Crisalide il messaggio principale è quello di lasciar libere e fluttuanti le interpretazioni, memore inconsciamente di quella attenzione fluttuante descritta dallo stesso S.Freud, strumento principale di ogni Psicoterapeuta Psicoanalitico per entrare in contatto e incontrare l’inconscio dell’altro.

E facendo vagare la nostra mente, aspettiamo la prossima proiezione del corto Crisalide dove finalmente regista, compositore e attrici ci rileveranno la loro interpretazione e il percorso che li ha portati a sentirsi Crisalidi.

Potete seguire gli aggiornamenti e lasciare u vostro like qui: DAVIDE COMO

Qui trovate i Trailer

Scritto da

Giorgia Marziani

LinkedInEmail